Ok Alla Legge Sulla Concorrenza, Ma Pioggia Critiche

(di Maria Chiara Furlò) (ANSA) – ROMA, 2 AGO – Sono passati 30 mesi da quando il ddl Concorrenza fu presentato al consiglio dei ministri nel febbraio del 2015. Dopo due anni e mezzo quella norma ‘annuale’ è diventata finalmente legge e il governo esulta per un risultato che sembrava sempre più difficile da ottenere. Se il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni parla soddisfatto di un “impegno mantenuto”, anche il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda definisce questa approvazione un “segnale di serietà ” per il paese. L’ok definitivo al provvedimento è arrivato infatti dopo tanti stop e lente ripartenze. In circa 900 giorni di iter parlamentare, il ddl Concorrenza è sopravvissuto a un cambio di ministro competente (il ddl era stato presentato da Federica Guidi, dimessasi a marzo del 2016), a diverse elezioni amministrative e al referendum costituzionale del dicembre scorso. Nonostante i vari incagli, la legge è riuscita a vedere la luce introducendo novità su assicurazioni, professioni, energia, comunicazioni, ambiente, trasporti, turismo, poste, banche e farmacie con l’obiettivo, sempre secondo Calenda, “di stimolare la crescita, la produttività e consentire ai consumatori di avere accesso a beni e servizi a minor costo”. Anche l’autorità Antitrust si è mostrata soddisfatta per il via libero definitivo, sebbene – con uno sguardo più orientato al futuro – abbia consigliato per la prossima volta di riflettere sull’utilizzo di uno strumento più “più rapido e incisivo”, magari mirato su singoli settori rispetto al testo ‘omnibus’ approvato dal Senato. Non si sono invece risparmiati con le critiche i consumatori, i liberi professionisti e gli stessi politici (compresi esponenti del Pd, non a caso il testo è stato approvato con una maggioranza risicata). Il capitolo del provvedimento preso più di mira è stato sicuramente quello sull’energia. Ad aprire la pioggia di polemiche è stato il presidente …

Trenno Spa

SNAI Servizi nel dicembre ’95 ha acquistato la quota di maggioranza della Trenno S.p.A., società milanese quotata in Borsa e leader nel settore ippico. La Trenno infatti ha il controllo di due delle più importanti società di corse italiane (Milanese e Fiorentina Corse cavalli) tramite le quali gestisce, oltre che il centro di allenamento di Milano, gli Ippodromi Milanesi di trotto e galoppo e quello di Montecatini.

La Società Anonima Ippodromi di Trenno viene costituita nel 1906 con l’obiettivo di incrementare le attività di corse, acquistando terreni da adibire a campi corse e piste di allenamento. Nel 1931 assume la gestione degli Ippodromi di S.Siro e nel 1950 prende l’attuale denominazione di “Società Trenno S.p.A.”. Nel 1973 la Trenno è ammessa alla quotazione presso la Borsa valori di Milano.

Dopo 10 anni di controllo da parte del Gruppo Ferruzzi, la quota di maggioranza (68%) della Trenno è acquistata da SNAI Servizi con lo scopo di rilanciare gli impianti di San Siro e Montecatini anche a livello internazionale.

SNAI Servizi, che ha aumentato la propria quota in Trenno fin al 92,7 %, si è dapprima inpegnata nel rilancio dell’Ippodromo Milanese del trotto, effettuando radicali cambiamenti, dal rifacimento della pista all’impianto di illuminazione, dalle tribune alle scuderie. Grandi innovazioni sono previste anche per l’Ippodromo Milanese di galoppo, il cui tracciato è considerato uno dei più selettivi d’Europa. Poi sarà la volta del trotto di Montecatini, uno degli Ippodromi estivi più importanti e dalla consolidata tradizione.

Questo programma di sviluppo ha una sola chiave di lettura: SNAI Servizi ha acquistato la Trenno con lo scopo di continuare la tradizione. Si legge infatti nell’atto di “nascita”:’la Società Anonima Ippodromi di Trenno, viene costituita nel 1906 con l’obiettivo di incrementare le attività di corse e piste di allenamento’. Il 10 marzo 1997 le scommesse sono …

“Scuola a pezzi”

giovedì 03 giugno 2004, ore 18.31

“Scuola a pezzi”

La fatidica goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la modifica dei criteri di attribuzione dei punteggi per la formazione delle graduatorie dei docenti precari. Una modifica decisa dalla maggioranza in Parlamento nei giorni scorsi, quando già il termine del 21 maggio per la presentazione delle domande era scaduto. Ora i precari avranno tempo fino al 14 giugno per integrare la documentazione sulla base delle novità introdotte nella legislazione. Poi, in un mese e mezzo, il Ministero dell’Istruzione dovrà compilare le nuove graduatorie.

Ma è solo l’ultimo atto, secondo la Cgil Scuola, di una gestione che sta provocando gravi disagi. Sul banco degli imputati c’è ovviamente Letizia Moratti. Il ministro aveva annunciato un piano in 5 anni con finanziamenti per oltre 8 miliardi di euro. In realtà, dice la Cgil, le risorse effettivamente stanziate ammonterebbero ad appena 90 milioni. Con il risultato che negli ultimi tre anni il bilancio della scuola italiana sarebbe stato decurtato di oltre 2 miliardi di euro e il numero dei docenti ridotto di 34 mila unità.

Fra i settori colpiti, anche quello degli insegnanti di sostegno, diminuiti in Emilia-Romagna del 2 per cento nonostante un aumento del 7 per cento dei bambini disabili. Anche l’enfasi sull’insegnamento dell’inglese nasconderebbe una realtà ben diversa. Secondo la Cgil, sulla base dei decreti attuativi della riforma Moratti per le prime classi delle scuole medie, nel prossimo anno scolastico le ore di insegnamento della lingua inglese diminuirebbero da 99 a 54 all’anno.

Non meno seria la situazione sul fronte degli organici. Nelle scuole della nostra provincia le cattedre da coprire entro il prossimo 1° settembre sono 658. Ma le assunzioni in ruolo decise dal Ministero – denuncia la Cgil – consentiranno di coprire appena 123 posti liberi: meno del …

“Positivo l’incontro con Geronzi”

in discoteca con un clic

mercoledì 13 novembre 2002, ore 18.19

“Positivo l’incontro con Geronzi”

Pubblichiamo di seguito il comunicato emesso dalla Fondazione Manodori dopo l’incontro di ieri con i vertici del gruppo Capitalia. “Una Fondazione attenta al proprio patrimonio, impegnata a sostegno di progetti di utilità sociale ma anche nella promozione economica del territorio, chiede al gruppo bancario di perseguire due obiettivi fondamentali: un forte rilancio dell’attività bancaria tradizionale ed una particolare attenzione alle esigenze del sistema imprenditoriale e dei risparmiatori reggiani”. Così il presidente della Fondazione Pietro Manodori, Mauro Bigi, si è espresso in apertura del confronto con i vertici di Capitalia. Il presidente Cesare Geronzi, insieme all’amministratore delegato Giorgio Brambilla e al direttore generale Matteo Arpe, ha incontrato i componenti il Consiglio Generale e il Consiglio di Amministrazione della Fondazione, approfondendo il piano industriale 2002-2005 di Capitalia (di cui la Fondazione detiene il 3,17% del pacchetto azionario) e di Fineco Group (partecipato dalla Fondazione con il 5,79%), che ne costituisce parte integrante. Arpe, in particolare, ha ricordato gli elementi essenziali del piano: la razionalizzazione della rete degli sportelli, le dismissioni di partecipazioni e attività non-core, la riduzione dei costi operativi ed amministrativi, la crescita dei ricavi. Due, in particolare, gli elementi messi in evidenza dagli amministratori della Fondazione: la necessità – come si è detto – del rilancio del legame con il mondo imprenditoriale e con i risparmiatori reggiani (che per la Fondazione già costituivano uno degli elementi centrali dell’operazione che ha portato all’integrazione tra Bipop-Carire e Banca di Roma) e il perseguimento di strategie che consentano di elevare la redditività del Gruppo, con una conseguente adeguata valorizzazione del patrimonio e della partecipazione della Fondazione. Le risposte a questi inviti – hanno sottolineato i massimi esponenti di Capitalia – sono contenute in un piano industriale rigoroso, in …

“Giù le mani dalle coop”

Venerdì 20 Luglio 2001, ore 19.21

“Giù le mani dalle coop”

Concedere i benefici fiscali attualmente previsti per le cooperative solo alle imprese che conservano finalità mutualistiche e incentivare la trasformazione delle altre in società per azioni: è questo il principio che ispira il nuovo articolo 5 della legge di riforma del diritto societario nella riformulazione messa a punto dal relatore del disegno di legge, Giorgio La Malfa. Un principio piuttosto aleatorio: chi deciderà infatti quali cooperative sono per così dire vere e quali, secondo l’ottica di La Malfa, non lo sono più? Una trappola della quale rischiano di rimanere vittima tutte le cooperative di medie e grandi dimensioni che producono utili e stanno sul mercato facendo concorrenza alle imprese private. “Con questo atto si vuole sancire la fine della cooperazione – insorgono i presidenti provinciali di Legacoop e Unioncoop, Mauro Degola e Giuseppe Alai -. E’ una scelta irresponsabile, incostituzionale e devastante, che andrebbe a liquidare un sistema che da sempre costituisce un fattore di sviluppo economico e di crescita occupazionale”. A parte le banche popolari e di credito cooperativo, graziate dal Governo, dalla scure dell’articolo 5 rischiano di salvarsi solo le cooperative sociali e poco altro, mentre le cooperative più strutturate sarebbero spinte a snaturarsi trasformandosi in società per azioni. Ma Lega e Unione non ci stanno ad archiviare 150 anni di storia del movimento cooperativo. “A tutte le forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione, e ai loro rappresentanti che credono che la cooperazione costituisca una risorsa per il paese – dicono Degola e Alai – chiediamo sin da ora di impegnarsi seriamente e coerentemente affinchè l’esame del provvedimento nelle aule parlamentari consenta di riportare la legge dentro ai confini del diritto e della civiltà”. E’ quello che probabilmente si aspettano anche i 25mila reggiani che …

“Contate su di noi”

in discoteca con un clic

martedì 19 marzo 2002, ore 19.03

“Contate su di noi”

“Reggio Emilia può contare su di noi. Non intendiamo rimanere chiusi nelle nostre aziende, ma vogliamo contribuire attivamente al miglioramento della nostra comunita”. Ha concluso cosi’ la sua relazione oggi pomeriggio alla Sala degli Specchi Anna Maria Artoni, presidente del Gruppo giovani imprenditori di Assoindustria. Una dichiarazione di impegno su un tema di grande rilevanza: l’apertura di Reggio all’internazionalizzazione e all’integrazione degli immigrati. “Immigrazione, lavoro e territorio” è infatti il progetto su cui ha lavorato il Gruppo Giovani di Assoindustria recentemente e a cui è stata dedicata l’assemblea di oggi pomeriggio con l’illustrazione dei risultati dell’indagine demoscopica realizzata da Astra/ Demoscopea. Risultati assai positivi, come sottolinea il professor Enrico Finzi, che ha curato la ricerca. Fotografano l’atteggiamento dei reggiani nei confronti del fenomeno dell’immigrazione. Il 65% del campione dice di provare personalmente “solidarietà e amicizia” nei confronti degli immigrati, il 27% sceglie il termine “paura” per definire il proprio atteggiamento. Il 3% afferma invece di provare “schifo e odio”. Secondo il 69% dei reggiani intervistati gli immigrati extracomunitari devono essere aiutati per la casa, la salute, l’apprendimento dell’italiano, l’educazione dei figli, le pratiche burocratiche, la formazione professionale. Questo però ad alcune condizioni: il rispetto delle nostre leggi (75%), il lavoro regolare (73%) e il non superamento di certe soglie (53%). Ne risulta il ritratto di una provincia nettamente favorevole all’immigrazione e alla sua piena integrazione attiva (43%). Il 35% dei reggiani intervistati risulta impaurito, ma “favorevole selettivo”, cioè a patto che gli immigrati rispettino certe condizioni, il 16% appare indifferente, il 6 % chiaramente razzista . Unico punto di crisi in questo quadro assai positivo sono i giovani: risultano conformisti, scarsamente sensibili e con una caduta di tensione ideale su questi temi. E’ verso di …

Nomi A Dominio .uk Brevi

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Nomi a dominio .uk brevi, si parte il 10 giugno

NOMI A DOMINIO

Presto si potranno registrare nomi a dominio .uk, più brevi e riconoscibili rispetto ai nomi a dominio finora registrabili quali .co.uk e .org.uk: un’opportunità importante per chi ha già o vuole avere una presenza online sul mercato britannico.

Dal 10 giugno 2014 sarà possibile registrare nomi a dominio con estensione .uk, ad esempio tuomarchio.uk. Fino a questo momento è stato possibile registrare nel registro .uk soltanto nomi a dominio di terzo livello, cioè con ulteriori prefissi anteposti al .uk: ad esempio tuomarchio.co.uk, .org.uk, .net.uk, ecc.

A partire dal 10 giugno sarà consentito invece registrare nel registro .uk anche nomi a dominio di secondo livello, cioè senza alcun prefisso ulteriore prima del .uk. Si tratta di un’opzione aggiuntiva rispetto a quelle già esistenti, ovvero la registrazione di nomi a dominio .co.uk, .org.uk, ecc.: i nomi a dominio .uk con un suffissi aggiuntivi continueranno quindi ad esistere, poiché la possibilità di registrare nuovi nomi a dominio .uk brevi non avrà alcun effetto su quelli “lunghi”.

La registrazione di un nome a dominio .uk breve, di più immediata riconoscibilità per gli utenti, è un’opportunità da prendere seriamente in considerazione per i titolari di marchi e denominazioni che desiderano avere una presenza online sul mercato britannico.

Diritto di precedenza

Chi già possiede un nome a dominio .uk di terzo livello, ossia un dominio registrato nelle estensioni .co.uk, .org.uk, .me.uk, .net.uk, .ltd.uk o .plc.uk, ha cinque anni di tempo per chiedere la registrazione della stringa identica come nome a dominio .uk. Ad esempio chi possiede il nome a dominio tuomarchio.co.uk sarà l’unico a poter richiedere la registrazione del nome a dominio tuomarchio.uk per …

Domini “.eu”: Presto Il Regolamento

Il 12 dicembre 2000 la Commissione europea ha adottato una proposta di regolamento per la creazione del Top Level Domain (TLD) .eu. La proposta, basata sugli Artt. 155 e 156 del Trattato sulle reti transeuropee, nasce con l’obiettivo di creare l’infrastruttura normativa per una autorità di registrazione per nomi a dominio .eu, stabilendone appunto le caratteristiche e gli obblighi, che abbiamo riassunto come segue.

La Commissione guiderà l’organizzazione, l’amministrazione e la gestione del TLD .eu tramite una autorità di registrazione appositamente designata, che sarà impegnata insieme alla Commissione da un contratto a tempo determinato rinnovabile.

La Commissione adotterà delle regole per prevenire le registrazioni abusive e speculative e per la risoluzione in via stragiudiziale di dispute.

L’autorità di registrazione potrà fare proposte relative ad altri aspetti delle proprie procedure previa consultazione con le parti interessate e con la Commissione. Tali aspetti comprendono i dettagli tecnici per le operazioni dell’autorità di registrazione nonché materie quali l’istituzione e le restrizioni d’uso dei domini di secondo livello.

L’autorità di registrazione registrerà nomi a dominio .eu richiesti da:

imprese che abbiano sede legale, amministrazione centrale o una sede principale di attività nella Comunità europea;

organizzazioni con stabilimento all’interno della Comunità europea;

persone fisiche residenti nella Comunità europea.

La proposta sarà esaminata dal Parlamento europeo e dal Consiglio, mentre la Commissione continuerà a lavorare sugli aspetti pratici della proposta per garantire la rapida attuazione del TLD .eu nel momento in cui venga raggiunto il consenso di tutti gli organismi politici coinvolti. Notiamo che rimangono insoluti alcuni aspetti importanti dal punto di vista della proprietà industriale e intellettuale: ad esempio, quale ente (o enti) amministreranno la risoluzione delle dispute relative a nomi a dominio. Benché la proposta taccia sull’argomento, è auspicabile che il successo della Uniform Dispute Resolution Policy porti la Commissione ad adottare una soluzione …

Nomi A Dominio .asia, Tempi E Modalità Di Registrazione

È ormai imminente il lancio dei nuovi nomi a dominio .asia, per i quali la registrazione è possibile solo attraverso l’utilizzo di un agente locale in un paese membro della Comunità Asiatica. In caso di necessità, possiamo fornire ai nostri clienti un servizio di presenza locale.

Il lancio dei nomi a dominio .asia avverrà secondo le seguenti fasi:

1 – DAL 9 OTTOBRE 2007 AL 30 OTTOBRE 2007

Marchi registrati depositati prima del 16 marzo 2004: i titolari o i licenziatari (se autorizzati da un’apposita dichiarazione sottoscritta da entrambe le parti) di marchi nazionali, comunitari o internazionali già registrati e la cui data di deposito è anteriore al 16 marzo 2004 , potranno registrare nomi a dominio .asia identici a tali marchi a condizione che siano in grado di dimostrare l’uso dei marchi stessi per i prodotti o servizi appartenenti ad almeno una delle classi per le quali è avvenuta la registrazione.

2 – DAL 13 NOVEMBRE 2007 AL 15 GENNAIO 2008

a) Marchi registrati depositati fra il 16 marzo 2004 e il 6 dicembre 2006: i titolari o i licenziatari (se autorizzati da un’apposita dichiarazione sottoscritta da entrambe le parti) di marchi nazionali, comunitari o internazionali già registrati e la cui data di deposito è posteriore al 16 marzo 2004 e anteriore al 6 dicembre 2006 , potranno registrare nomi a domini .asia identici a tali marchi.

b) I soggetti titolari/licenziatari di marchi registrati che soddisfino le condizioni per richiedere la registrazione di un nome a dominio .asia nelle fasi 1 e 2a) che precedono, potranno registrare nomi a dominio costituiti dalla combinazione del marchio con termini corrispondenti ai prodotti/servizi per cui il marchio è registrato secondo la Classificazione di Nizza. Esempio: il titolare/licenziatario del marchio “XYZ” registrato per “abbigliamento” nella classe 25 può richiedere la registrazione del nome …