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Lunedì 17 Settembre 2012 16:56

Il coraggio di mostrarsi come si é

La festa e lo stile

Sempre la festa di Settembre a Reggio richiama una moltitudine di gente. Ma le folle che si sono viste quest’anno, difficili da quantificare, hanno avuto dell’incredibile. Entravi nella Basilica dell’Eremo e non trovavi un centimetro di spazio. Così in Cattedrale. Così nelle piazze, lungo le strade, dappertutto. Dovunque fosse imminente l’arrivo del Quadro della Madre, un’intera folla era lì, come convocata da un appuntamento atteso, decisivo.. E stava la gente per tempi interminabili ad attendere, cercare, pregare… a contemplare, a gridare. A piangere, anche. A tacere. Mi sono messo una volta – da un punto preciso – a guardare una miriade di persone che in Cattedrale entrava, passava, si fermava, usciva… Mi colpiva la pluriforme varietà dell’abbigliamento. Trovavi sì anche ragazzi e ragazze con i tipici vestitini alla moda, con gingilli e orecchini; ma ne trovavi tanti, tanti altri con vestitini perfino trasandati, come se fossero a casa, in cucina; trovavi sì la donna, appena uscita dal parrucchiere, ma tante, infinite altre, a cui non importava nulla di capelli e vestiti; la vecchia trovavi sulla carrozzella e l’altra col bastone; l’uomo che zoppicava e l’altro che si aggrappava all’amico; la mamma trovavi , appena uscita di casa, senza l’ombra di un trucco sul viso. Uomini, giovani, vecchi, ragazze, bambini… Un intero mondo di gente, insomma, che entrava in chiesa così com’era. Non importava niente a nessuno di ciò che altri, vedendo, avessero potuto dire o pensare. Il desiderio era uno: incontrare la Madre. C’era, tangibile, un qualcosa che tutti univa: si era lì per Lei. Un’anziana donna, sicuramente sofferente o ammalata, mi sembrava racchiudesse nei suoi gesti la sintesi della “festa” e dello “stile”: era lì in chiesa, stanca e trasandata, come si sarebbe forse vergognata di andare altrove. Perfino pianelle di stoffa aveva semplicemente ai piedi. Ma i suoi occhi, lucidi e stanchi, cercavano… aspettavano il Volto in cammino. Che meraviglia! tra me e me dicevo. Qui ognuno viene così com’é. Non ha paura di essere se stesso. Anzi, cercando la Madre – tra me e me concludevo – finisce che ritrova se stesso. E il luogo della festa diventa, alla fine, il cuore.

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