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L’uomo vive e interagisce con gli altri e col mondo in funzione di simbolismi che sono radicati nel profondo di se stesso. Jung li chiamava archetipi. Egli si riferiva a figure carismatiche prese come modello e alle quali l’umanità si ispira (l’eroe, la Vergine Maria, la grande Madre, il condottiero, ecc.).

Pulver, grafologo svizzero vissuto alla fine del XIX secolo adottò questo simbolismo per i suoi studi sulla scrittura. Egli parla di archetipi spazio temporali, indicando con ciò le direzioni (destra, sinistra, alto basso) ed attribuisce a questi significati propri, a prescindere dalla cultura di appartenenza.

Così la sinistra per Pulver è il luogo dell’origine. L’allontanamento dal luogo d’origine racconta il cammino che l’uomo fa verso il futuro che lo attende.

Ciascuno di noi, scrivendo, ripropone il proprio vissuto intriso di emozioni ed affettività. Nel suo andamento verso destra ciascun uomo interpreta il futuro sulla base del vissuto e delle emozioni passate.

La destra perciò indica il futuro e la sinistra il passato , la Madre simbolica, l’origine, l’Io intimo.

Il centro rappresenta l’Io, il momento presente, l’oggi, me stesso. Il significato della destra esprime ciò che è relativo al futuro, rappresentato da altri archetipi come il Padre simbolico, l’Io sociale, ecc.

In grafologia per ogni lettera tracciata sul foglio bianco esiste un orientamento che a seconda dei casi può essere destro, sinistro, alto e basso. Ciascuna rappresentazione grafica occupa perciò i quattro spazi pulveriani che per comodità didattica indicheremo con una croce (la croce di Pulver appunto).

Lo sviluppo della zona alta all’interno dello spazio grafico, rappresenta la spiritualità, il pensiero, l’intelletto, gli ideali, la fantasia, l’immaginazione, così come in alto stà ciò che è eterico, spirituale, immaginativo.

Lo sviluppo della zona inferiore invece riguarda la materialità, le passioni, la pesantezza così come è vero che in basso si trovano le bassezze, le pulsionalità, le infernalità, le sporcizie, le feci, ecc.

Va da se che nella zona media si sviluppa invece la quotidianità, la rappresentazione dell’Io che interagisce nel mondo.

Riferendoci alla psicologia freudiana potremmo parlare per analogia di SuperIo (alto), Io (centro), Es (basso).

Fatte queste debite premesse andiamo ora a studiare i simbolismi degli spazi grafici in grafologia, iniziando dai margini, da come cioè l’autore della scrittura occupa il foglio che rappresenta l’ambiente in cui vive.

Esistono margini regressivi o progressivi a seconda di quale è l’orientamento della scrittura e la caratteristica del segno grafico.

L’involuzione o regressione si manifesta graficamente con un ritorno verso l’origine, la sinistra del foglio. Quando perciò ci troviamo di fronte a un margine crescente (vedi fig.1), colui che ha tracciato i segni grafici manifesterà conflitti emozionali che lo riportano al passato, ad una chiusura, ad un blocco che gli impedisce di andare fluidamente e con coraggio verso il futuro.

Fig.1 (Margine sinistro leggermente regressivo)

Il margine è invece ampio (vedi fig.2) quando l’autore della scrittura lascia una certa distanza tra l’inizio del foglio e l’inizio della scrittura.

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