Una favola senza lieto fine

Sport e Tempo Libero

Dividere a metà lo scudetto era impossibile, aveva dichiarato capitan Cinciarini. Alla fine qualcuno deluso doveva rimanerci. Purtroppo è capitato alla Pallacanestro Reggiana. Che ha dettato il gioco per metà partita, davanti a un pubblico più che caloroso. La rincorsa del Banco di Sardegna diventa sorpasso nell’ultimo quarto. Quando mancano meno di quattro minuti dalla fine il tabellone segna 67-69. I biancorossi sono in affanno. Sbagliano e vanno sotto di altri due punti. Kaukenas riaccorcia le distanze: 69-71. Poi la parità viene ristabilita da due liberi guadagnati da Diener. Pubblico del PalaBigi in piedi per gli ultimi disperati secondi. La Grissin Bon non riesce a resistere all’assalto del Sassari. I sardi trovano il fallo e dalla lunetta Dyson non sbaglia. Finisce 73-75.

Avevano davvero sperato di poter trasformare via Guasco in una bolgia gioiosa e la circonvallazione in un carosello impazzito, e invece c’è stata una cocente delusione per i tifosi biancorossi.

C’è il vecchio palazzetto a dividere la gioia dalla delusione, le urla dei sassaresi che fino a tarda ora hanno cantato attorno al pullman con a bordo i loro eroi e le lacrime, i volti tra le mani, la voglia solo di andare a casa dei tifosi reggiani. In via Guasco avevano visto solo tre sconfitte in tutta la stagione, play off compresi. E ora il catino biancorosso è stato espugnato di nuovo, in maniera beffarda e nella serata peggiore.

Occhi fissi al tabellone per i primi minuti dopo il fischio finale, su quella sentenza: 73 Grissin Bon 75 Banco di Sardegna. Un pugno nello stomaco. E’ servito un po’ per riprendersi dallo sbigottimento. E poi l’applauso dei 3.500 è partito, all’indirizzo di uno spettacolo sportivo meraviglioso, anche se un tifoso reggiano, poi accompagnato fuori, si è reso protagonista in negativo con Sosa creando moltissima tensione. All’indirizzo soprattutto di giocatori fantastici che hanno lottato come leoni fino all’ultimo, nel vero senso della parola. E allora i visi rimangono sì la fotografia della delusione, ma le parole sono di gratitudine. Guance dipinte di biancorosso, le magliette che hanno caratterizzato questi play off addosso, lo scudetto è comunque cucito sul cuore.

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