Treviso. Vita bruciata ai videopoker: era ricco, ora dorme nell’automobile

di Laura Simeoni

TREVISO – «Abortisco per colpa della crisi». A fronte di una tendenza degli ultimi anni alla progressiva diminuzione delle interruzioni di gravidanza, nel 2010 e nel 2011 il numero, nell’ospedale di Montebelluna, si è stabilizzato alla quota di circa 210 interventi.

Ad annunciare il dato è Silvio Tessari, uno dei due ginecologi non obiettori dell’ospedale montelliano, che lega alla situazione di crisi economica tale numero, come pure la diminuzione delle nascite, comune ai due ospedali dell’Usl 8, Montebelluna e Castelfranco, ma anche al resto della provincia.

«Le donne che si rivolgono a me – spiega Tessari – mi dicono chiaramente la ragione della scelta, essenzialmente di natura economica. C’è chi ha già due figli e non se la sente di mettere al mondo il terzo. Chi si trova disoccupata e con il marito cassa integrazione. Non vedono altra via d’uscita, di fronte ad una gravidanza non cercata, oltre all’aborto. E nel 2012 andrà ancora peggio, sia per quanto riguarda le nascite che in relazione agli aborti».

L’iter per le interruzioni è relativamente semplice. «Le donne che intendono abortire si rivolgono al consultorio o al medico di fiducia e di qui sono inviate all’ospedale. Per quanto mi riguarda cerco di capire le ragioni della scelta e di vedere se sia possibile, per le donne, tornare sui propri passi. Pochissime però lo fanno e cambiano idea: in realtà hanno già deciso». L’identikit di tali donne. «La percentuale maggiore è rappresentata da Italiane – dice Tessari- ma non mancano straniere, magari con un partner italiano».

Eppure, la mentalità delle vecchie generazioni era ben diversa: mai una nascita, anche in situazioni di povertà, sarebbe stata considerata un problema o una fonte di «miseria», anzi, nell’immaginario collettivo dei «nonni», è sempre stata collegata a salute e benessere. Sempre e comunque.

«Tali convinzioni – aggiunge Tessari – erano espressione di una società contadina, in cui avere un figlio in più o uno in meno non comportava alcuna differenza. Le esigenze attuali sono profondamente cambiate e molte donne non sono più disposte ad avere un figlio se non si sentono in grado di farlo crescere in modo adeguato».

Venerdì 06 Gennaio 2012 – 14:36 Ultimo aggiornamento: Sabato 07 Gennaio – 17:15

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