Il Tirreno: Salina E Solvay Tutto Da Rivedere

Salina e Solvay tutto da rivedere

Verdi Val di Cecina

CON una lettera collettiva le organizzazioni sindacali di Volterra e dell’Alta Val di Cecina e le Rsu della Salina di Stato si sono rivolte al sottosegretario alle finanze Vigevani, al direttore generale dei Monopoli Cutrupi e al presidente della provincia Nunes per chiedere la ripresa delle trattative sul futuro della Salina che è sempre incerto. La Salina necessita urgentemente di investimenti per l’ammodernamento degli impianti e l’apertura di un nuovo cantiere.

I Monopoli non hanno più fatto importanti investimenti da circa vent’anni, nonostante le enormi somme pagate (o almeno dovute) dalla Solvay per le concessioni del salgemma. Nel 1996 la Solvay si è impegnata a saldare un debito di oltre 70 miliardi, ma fino a oggi non ci è dato di sapere se queste somme sono state pagate definitivamente. Soldi che almeno in parte dovrebbero ritornare nella zona dove l’estrazione del salgemma da parte della multinazionale ha creato soprattutto danni ambientali e ha lasciato pochi posti di lavoro.

I Verdi della Valle del Cecina sostengono che il pagamento di questo debito da parte della Solvay non può e non deve essere legato all’allargamento dell’estrazione sulle concessioni dell’Aams, trattandosi del canone dovuto per l’estrazione negli anni passati. Sostengono inoltre che una notevole parte di questa somma debba essere investita nella Salina, come giusto risarcimento della zona per i danni subiti, ma anche in quanto dovuto in termini economici di una corretta gestione d’impresa. Le condizioni per una ripresa economica della Salina ci possono essere, come ha dimostrato un (seppur approssimativo) studio degli stessi Monopoli e come indica anche lo studio di alcuni membri della commissione ambientale dell’Alta Val di Cecina sui problemi socioeconomici della nostra zona.

Sembrerebbe invece che l’amministrazione dei Monopoli e il Ministero puntino sul collasso definitivo della Salina che, a questo punto, sarà facile preda di un’industria che mira esclusivamente allo sfruttamento delle concessioni del sale, portando via la risorsa senza farci partecipare alla ricchezza da essa prodotta. La commissione ambiente aveva dato chiare indicazioni sulle conseguenze di uno spostamento e allargamento dell’attività della Solvay, sollecitando contemporaneamente misure urgenti per l’accertamento dello stato di salute del territorio. Il sottosegretario Vigevani, non si sa per quale motivo, ha proposto una specie di «supercommissione» che in due mesi doveva accertare la correttezza di ciò che la commissione ambiente aveva elaborato in quasi un anno. I nostri amministratori hanno ritenuto «utile» questo ridicolo termine. Ma le indagini geognostiche (richieste anche da noi) non sono mai state eseguite, la supercommisione non è mai stata costituita.

Il contratto con la Solvay, tanto apprezzato e sostenuto nel 1995 dai nostri sindaci e dall’onorevole Brunale, è fermo. E sicuramente rimarrà fermo per molto tempo (se non annullato), perché i nostri signori amministratori e gli onorevoli deputati non hanno mai pensato alla cosa più ovvia, cioè che un contratto con conseguenze ambientali così importanti debba essere sottposto a una valutazione dell’impatto ambientale (Via). Questa impasse dimostra più evidente che mai la correttezza della nostra richiesta (sostenuta dal Comitato per la Difesa della Val di Cecina), di non legare gli investimenti nella Salina al perfezionamento del contratto con la Solvay.

È pertanto comprensibile che le organizzazioni sindacali siano molto preoccupate per il futuro del loro stabilimento e pare che si siano rivolte anche all’onorevole Brunale, che nella qualità di deputato della zona e come partecipante nelle trattative con la Solvay (che nel 1995 aveva approvato esplicitamente) dovrebbe essere il primo interlocutore e rappresentante dell’Alta Val di Cecina. Con stupore abbia preso nota della risposta di Brunale ai sindacati, nella quale nega qualsiasi coinvolgimento nella vicenda.

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