60 anni di Piccolo. Nostalgia canaglia

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12:03 – domenica 13 maggio 2007

Arlecchino servitore di due padroni

60 anni di Piccolo. Nostalgia canaglia

Sono passati esattamente sessant’anni da quando, con l’Albergo dei poveri messo in scena da Strehler, aprì gloriosamente i battenti a Milano il primo teatro pubblico italiano. Sei decenni sono tanti, e il Piccolo giustamente festeggia. Non è forse, a dire il vero, un momento in cui ci sia molto da festeggiare, visto che gli Stabili italiani nel complesso non attraversano precisamente il periodo del loro massimo splendore: ma anche la celebrazione degli inizi, in una fase in cui storicamente appare sempre più difficile trovare una propria identità, può servire per rimettere a fuoco, per rilanciare quegli impulsi innovativi che ne ispirarono la nascita.

Era dunque doveroso ricordare quel 14 maggio del 1947. Sarebbe stato però opportuno, a mio avviso, ricordarlo con un progetto un po’ meno occasionale di quello offerto in questi giorni alla città. A dir cose del genere si rischia di passare da “nemici”, ma è il livello stesso dell’istituzione, è il rispetto dovuto al suo ruolo cruciale a far pensare che anche nei riti di memoria non si debba perdere di vista la qualità delle proposte: e la qualità delle proposte, in questo caso, sembra ridotta a qualche fondo di magazzino, l’Arlecchino, che va sempre benissimo ma non può essere il clou, un concerto, un paio di spettacoli per bambini, un omaggio di Lamberto Puggelli a Grassi e Strehler, con gli attori più legati al Maestro.

Non voglio entrare nel merito. Dico solo che un organismo di respiro internazionale come il Piccolo, nel solennizzare il suo sessantesimo compleanno, la sera della ricorrenza dovrebbe presentare una nuova produzione di ampio respiro, il suo massimo sforzo creativo della stagione, magari in qualche modo legato all’evento inaugurale di allora, magari un altro Albergo dei poveri affidato a un grande regista di oggi, a un Ronconi, a un Marthaler. E intorno ad esso costruisce appositamente una rete di illustri presenze straniere, spettacoli, convegni, mostre, dibattiti. Fa sì che il teatro europeo non possa non accorgersene.

Al di là della modestia dei singoli appuntamenti, a me sembra che il “cartellone” messo a punto per la circostanza trasmetta al pubblico due impressioni: la prima è che il Piccolo sia un luogo di reduci, di arzilli ottuagenari, artisti eccellenti, ottimamente conservati, ma fra i quali chi avesse meno di sessant’anni stenterebbe a ritrovarsi. È vero che per rievocare il passato serve chi era presente, chi vi ha partecipato, ma proprio in simili occasioni occorrerebbe tentare almeno di trasmettere il segnale che il passato si raccorda col futuro, che la vita va avanti. C’è, insomma, un effetto mausoleo che si sarebbe potuto evitare.

La seconda, un po’ più grave – anche perché, temo, abbastanza veritiera – è l’immagine di un teatro ancora totalmente e un po’ ossessivamente ripiegato su Grassi e Strehler. Un teatro di orfani, che non sono mai riusciti a elaborare il lutto soprattutto per la perdita di quest’ultimo. Ora, noi tutti sappiamo che la storia del Piccolo passa in gran parte da Grassi e Strehler: ma continuare a perpetuare certe privatissime consultazioni dell’album di famiglia comporta il serio pericolo che il teatro resti fermo, che chiunque vi arrivi, da Ronconi a coloro che ne prenderanno il posto in futuro, continui a rimanere un estraneo, un ospite provvisorio.

di renato palazzi pavola scrive alle 13:32 – gio 17 mag 2007

ciao!credo proprio che tu abbia colto nel segno quello che in realtà è l’atteggiamneto degli stabili di tutta Italia!non mentiamo a noi stessi il teatro italiano si è fermato negli anni ’50!e si è fermato in un periodo in cui è pur vero che sono sorti i primi stabili statali ma per poterne fare un uso strettamente politico e di propaganda!consiglio a tutti la lettura se non lo studio di un’opera interessantissima “IL TEATRO ITALIANO AL TEMPO DEL FASCISMO” di Gianfranco Pedullà , rivelatrice se non iniziatica per tutti coloroi che come me aspettano che la Fenice risorga…

Ringrazio Renato Palazzi per il coraggio dimostrato!

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