6 Proposte Scuola

Proposta n. 4: Equilibrio tra scienze “dure” e scienze della complessita’

Anche nell’ambito scientifico il Ministero Berlinguer ha già dimostrato un’importante attenzione con la Legge che finanzia la promozione della cultura scientifica e tecnologica.

In generale, rafforzare a livello di curricoli la Storia e la Filosofia della Scienza e del metodo sperimentale, è un passo doveroso che il Governo ha la sensibilità giusta per compiere.

Chiaramente, anche in questo campo la cultura ecologista ha ragioni e sensibilità proprie da difendere.

Vogliamo alludere al noto dualismo, a volte estremizzato, tra scienze storicamente definite “dure” o “esatte”, quali la Chimica, la Fisica, la Matematica, l’Informatica, l’Ingegneria, e Scienze definite storicamente “morbide”: Scienze della Natura, Biologia, Bioetica, Etologia, Ecologia, Antropologia, Sociologia, Psicologia, Sessuologia, la stessa Geografia, fisica, economico-politica, e delle razze ed etnie umane.

Il valore formativo di entrambe le tipologie è ovviamente fuori discussione.

Come si intuisce, le Scienze esatte hanno un valore più metodologico e di acquisizione di rigore logico-procedurale, le Scienze morbide hanno più una valenza di cultura generale, a volte confinando con le discipline umanistiche.

L’approccio culturale del Ministero, coerentemente con quella che fino ad adesso è stata la tendenza generale, anche, per intenderci, se si parla di finanziamenti alla ricerca scientifica, appare eccessivamente sbilanciato a favore delle Scienze esatte, in una maniera tale da richiedere un netto riequilibrio che dovrà esplicitarsi a livello della definizione dei nuovi curricoli.

Generalmente le Scienze “dure” sono state oggetto di maggiori attenzioni poiché si rivelano più applicative e quindi anche economicamente più attraenti.

Ma non dobbiamo dimenticare quanto un atteggiamento dogmatico e riduzionista (errore tipico della cattiva scienza, certamente, ma più tipico delle Scienze esatte, rispetto a quelle “morbide”, che magari tendono ad incorrere in altri tipi di difetti, ad esempio essere poco rigorose, o prestarsi di più alla strumentalizzazione ideologica) possa essere dannoso in campo scientifico, e di conseguenza in quello economico e sociale.

La Chimica di sintesi, l’energia nucleare, le modificazioni genetiche, l’agricoltura e l’allevamento chimici ed intensivi, la cieca fiducia e l’abuso dei farmaci, la gestione del territorio e delle opere pubbliche puramente ingegneristica: sono solo alcuni esempi di errori, ormai riconosciuti, dovuti ad un approccio scientifico sì rigoroso ed efficiente, ma concentrato sui dettagli e sulla necessità di risultati immediati, senza tener conto di una visione più sistemica e lungimirante, che viene invece fornita meglio da discipline che potremmo, forse con un po’ di audacia, definire più descrittive e “contemplative”, in una parola più umili, che si propongono di affrontare fenomeni complessi e irriducibili senza formule esatte e risolutrici.

Così una maggiore attenzione agli studi degli ecologi (attenzione, non stiamo dicendo degli ecologisti!) avrebbe evitato molti errori in settori come la politica energetica o la produzione alimentare, mentre oggi in campo medico vi è diffuso consenso sulla necessità di unire all’approccio terapeutico tradizionale la prevenzione socio-sanitaria, l’attenzione alla condizione psicologica del paziente, all’integrazione corpo-mente e quindi alle pratiche delle medicine del “benessere” o “alternative”, fondate appunto su un’idea di condizione generale dell’individuo e non sulla ricerca di una disfunzione o di un danno preciso e localizzato da riparare ex-post.

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