26 e 27 maggio, due Comuni al voto

Editoriale

Cinque candidati per la poltrona di sindaco a Castelnovo Sotto, tre a San Polo. I cittadini dei due Comuni della provincia saranno chiamati alle urne, domenica 26 maggio e lunedì 27, per eleggere sindaco e consiglio comunale. A Castelnovo Sotto si va al voto dopo che il sindaco Simone Montermini è stato sfiduciato dal Pd, il partito da cui era uscito per candidarsi alla Camera con la lista Scelta civica di Mario Monti, senza peraltro essere eletto. Il consiglio comunale è stato sciolto nel febbraio scorso e da allora è retto da un commissario straordinario.

A Castelnovo Sotto sono cinque i candidati sindaco in lizza. Il Partito Democratico si presenta con Maurizio Bottazzi, 30 anni, ingegnere civile, impegnato anche nel volontariato locale. Il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo schiera Chiara Carnevali, 23 anni, studentessa universitaria, laureanda in criminologia. Il Pdl ha dato vita a una lista civica che mette in campo come candidato sindaco Daniele Galli, 50 anni, architetto, già consigliere comunale di opposizione. La Lega Nord tenta un recupero sulle politiche schierando come aspirante sindaco Fabrizio Ghidorzi, 32 anni, tecnico elettronico. C’è infine una lista civica, Castelnovo Bene Comune, con candidato sindaco Paolo Manfredi, 33 anni, impiegato in una cooperativa, già consigliere di minoranza nell’ultima legislatura.

A San Polo la sfida per il Comune si gioca a tre, Si ripresenta per un secondo mandato Mirca Carletti, impiegata, alla guida di una lista civica, ‘Sanpolo Democratica’, che ha anche il sostegno del Partito Democratico. Il 31enne Andrea Zoppi, perito elettrotecnico, dipendente di un supermercato di Parma, tenta la scalata al Comune con la lista del Movimento 5 Stelle. C’è poi una lista civica, San Polo Bene in Comune, che raccoglie sia ex esponenti della maggioranza consiliare uscente che indipendenti e rappresentanti del centro-destra. E’ guidata da Mauro Marazzi, …

Treviso. Vita bruciata ai videopoker: era ricco, ora dorme nell’automobile

di Laura Simeoni

TREVISO – «Abortisco per colpa della crisi». A fronte di una tendenza degli ultimi anni alla progressiva diminuzione delle interruzioni di gravidanza, nel 2010 e nel 2011 il numero, nell’ospedale di Montebelluna, si è stabilizzato alla quota di circa 210 interventi.

Ad annunciare il dato è Silvio Tessari, uno dei due ginecologi non obiettori dell’ospedale montelliano, che lega alla situazione di crisi economica tale numero, come pure la diminuzione delle nascite, comune ai due ospedali dell’Usl 8, Montebelluna e Castelfranco, ma anche al resto della provincia.

«Le donne che si rivolgono a me – spiega Tessari – mi dicono chiaramente la ragione della scelta, essenzialmente di natura economica. C’è chi ha già due figli e non se la sente di mettere al mondo il terzo. Chi si trova disoccupata e con il marito cassa integrazione. Non vedono altra via d’uscita, di fronte ad una gravidanza non cercata, oltre all’aborto. E nel 2012 andrà ancora peggio, sia per quanto riguarda le nascite che in relazione agli aborti».

L’iter per le interruzioni è relativamente semplice. «Le donne che intendono abortire si rivolgono al consultorio o al medico di fiducia e di qui sono inviate all’ospedale. Per quanto mi riguarda cerco di capire le ragioni della scelta e di vedere se sia possibile, per le donne, tornare sui propri passi. Pochissime però lo fanno e cambiano idea: in realtà hanno già deciso». L’identikit di tali donne. «La percentuale maggiore è rappresentata da Italiane – dice Tessari- ma non mancano straniere, magari con un partner italiano».

Eppure, la mentalità delle vecchie generazioni era ben diversa: mai una nascita, anche in situazioni di povertà, sarebbe stata considerata un problema o una fonte di «miseria», anzi, nell’immaginario collettivo dei «nonni», è sempre stata collegata a salute e benessere. Sempre e comunque.

«Tali convinzioni …

Arrivati in 150.000 al Campovolo per Ligabue

Cronaca

Un concerto record, quasi 150mila spettatori giunti da tutta Italia. Un incasso record di 7 milioni e mezzo di euro. Seimila i biglietti venduti nella nostra provincia. Quello di Ligabue al Campovolo è lo spettacolo dei primati. Il flusso dei partecipanti ha creato qualche problema al traffico. Ci sono state brevi code al casello Campegine-Terre di Canossa. Una coda di un chilometro a metà pomeriggio al casello di Reggio, sia per le auto provenienti da Milano che per quelle provenienti da Bologna. Traffico congestionato sulla tangenziale nord di Reggio, con intensificazione nei pressi delle uscite che portano al Campovolo. L’organizzazione logistica di Campovolo 2015 si è avvalsa anche della collaborazione di un privato che ha messo a disposizione il suo aereo per controllare dall’alto la situazione del traffico, mentre altri operatori si sono serviti delle moto su strada.

Nell’arena sono presenti sei punti medici avanzati e 10 ambulanze all’esterno. Nel primo pomeriggio erano 200 le persone che hanno chiesto un aiuto sanitario all’interno dell’area del Campovolo. Per tre di loro si è reso necessario l’accompagnamento in ambulanza al S. Maria Nuova, ma senza patologie gravi. Il personale medico è stato rafforzato: un centinaio tra medici, infermieri e operatori sociosanitari che hanno lavorato con i quasi 200 volontari di croce verde e croce rossa.

Delicato sarà il momento del deflusso. Gli organizzatori hanno previsto anche momenti di intrattenimento nel post concerto, per evitare un’uscita contemporanea di tutti i partecipanti.

Via dell’Aeronautica è stata chiusa al traffico. L’importante arteria è riservata alle forze di polizia, di emergenza e agli addetti ai lavori. Anche via Adua e le laterali, via del Chionso, via Vertoiba sono pedonalizzate, così come piazzale Europa e via Agosti. E’ stato istituito anche il senso unico in via Mozart direzione Massenzatico.

Il piano di sicurezza prevede la mobilitazione …

Il Tirreno: Salina E Solvay Tutto Da Rivedere

Salina e Solvay tutto da rivedere

Verdi Val di Cecina

CON una lettera collettiva le organizzazioni sindacali di Volterra e dell’Alta Val di Cecina e le Rsu della Salina di Stato si sono rivolte al sottosegretario alle finanze Vigevani, al direttore generale dei Monopoli Cutrupi e al presidente della provincia Nunes per chiedere la ripresa delle trattative sul futuro della Salina che è sempre incerto. La Salina necessita urgentemente di investimenti per l’ammodernamento degli impianti e l’apertura di un nuovo cantiere.

I Monopoli non hanno più fatto importanti investimenti da circa vent’anni, nonostante le enormi somme pagate (o almeno dovute) dalla Solvay per le concessioni del salgemma. Nel 1996 la Solvay si è impegnata a saldare un debito di oltre 70 miliardi, ma fino a oggi non ci è dato di sapere se queste somme sono state pagate definitivamente. Soldi che almeno in parte dovrebbero ritornare nella zona dove l’estrazione del salgemma da parte della multinazionale ha creato soprattutto danni ambientali e ha lasciato pochi posti di lavoro.

I Verdi della Valle del Cecina sostengono che il pagamento di questo debito da parte della Solvay non può e non deve essere legato all’allargamento dell’estrazione sulle concessioni dell’Aams, trattandosi del canone dovuto per l’estrazione negli anni passati. Sostengono inoltre che una notevole parte di questa somma debba essere investita nella Salina, come giusto risarcimento della zona per i danni subiti, ma anche in quanto dovuto in termini economici di una corretta gestione d’impresa. Le condizioni per una ripresa economica della Salina ci possono essere, come ha dimostrato un (seppur approssimativo) studio degli stessi Monopoli e come indica anche lo studio di alcuni membri della commissione ambientale dell’Alta Val di Cecina sui problemi socioeconomici della nostra zona.

Sembrerebbe invece che l’amministrazione dei Monopoli e il Ministero puntino sul collasso definitivo della Salina …

Un territorio disastrato

Attualità

È impressionante l’elenco dei danni causati al territorio della nostra provincia dalla concomitanza di fenomeni climatici che si sono verificati negli ultimi mesi. Dapprima la neve e il suo conseguente scioglimento, poi le insistenti piogge hanno attivato o aggravato frane e smottamenti: le ferite di quello che potremmo definire un ‘organismo’ già debole dal punto di vista idrogeologico. Nel reggiano sono ottomila le frane attive o a rischio di attivazione: crinale appenninico, collina, valli del Secchia e dell’Enza le zone più a rischio.

Famiglie evacuate, ordinanze di sgombero, un numero di frane e smottamenti arrivato già a quota 34: peggiora sempre di più la situazione idrogeologica nel Comune di Carpineti. La forte ondata di maltempo ha provocato dissesti diffusi sul territorio. Sei persone sono state allontanate dalle case a Frascanera di Bebbio, cinque a Case Lanzi, tre a Case Campani, vicino a Vellucciana, che si uniscono alle quattro già sgomberate a Casa Richettino, vicino a Colombaia di Secchia. Due complessi residenziali di Marola, usati come abitazioni estive da turisti, non sono utilizzabili. Chiuso il ristorante La Capannina, a rischio anche diversi allevamenti agricoli, La frazione di Vellucciana potrebbe rimanere isolata. ‘Le difficoltà sono sempre più forti’, dice il sindaco Nilde Montemerli.

Si aggrava la situazione frane anche a Castelnovo Monti, dove il Comune ha stimato in più di un milione di euro la somma necessaria solo per intervenire sulle emergenze di queste ultime settimane. Una trentina i movimenti franosi censiti sul territorio castelnovese, sei dei quali di grossa entità.

Un masso di alcune tonnellate si è staccato da un costone in località Virola finendo a pochi metri da due abitazioni, che sono state evacuate in attesa della messa in sicurezza dell’area. Un movimento franoso sta mettendo a rischio una villetta nella frazione di Croce. Praticamente spazzata via la strada …

Rapporto ’98 Sullo Stato Dell’ambiente – Regione Toscana

Altre indagini sono ancora in corso in collaborazione con le autorita’ locali.

È questo il caso, ad esempio, di Scandicci (FI) o di Rosignano Solvay (LI).

Nel primo caso sono in corso valutazioni previsionali che forniscono in continua i valori del campo magnetico in ben 37 punti intorno allelettrodotto a 380 KV di recente costruzione in base ai valori di corrente circolante.

Nel secondo caso, nel corso di due anni di studi sullesposizione indotta dalla sottostazione elettrica e dalla relativa linea di trasmissione a 380 KV, e’ stato effettuato uno studio teorico sulla distribuzione dei campi intorno alla linea.

È stato confrontato il livello di campo prima dell’entrata in funzione dellelettrodotto con quello a linea esercita e il valore del campo magnetico e’ mantenuto sotto stretto controllo tramite unapposita centralina di rilevamento.

Inoltre, ha avuto inizio un programma di misure teso ad accertare lesposizione media provocata dalla presenza nel tessuto urbano di numerose cabine elettriche a media/bassa tensione, talvolta addirittura integrate negli edifici pubblici o di civile abitazione.

Il controllo e’ stato esteso al territorio accessibile circostante ogni cabina e il risultato finale sara’ visualizzato sotto forma di isolivelli di campo magnetico.

Poiche’ il collegamento elettrico a queste cabine (e, in generale, anche allutente finale) e’ spesso effettuato tramite cavi interrati posati in trincee profonde poche decine di centimetri, e’ contemporaneamente iniziato il monitoraggio dellesposizione di un qualunque cittadino che si sposti in citta’ lungo il marciapiede o da unnegozio allaltro.

In questa fase iniziale, la ricerca e’ stato avviata nelle vie centrali della citta’, o comunque di maggiore frequentazione da parte della popolazione, ma prossimamente verra’ estesa alla maggior parte del territorio.

I risultati completi di questa ricerca saranno disponibili nel corso del 1999.

In questo contesto, assume particolare rilevanza l’adesione dell’ARPAT allo studio SETIL (Studio epidemiologico multicentrico italiano …

Trattamento Fiscale Polizza Vita

Trattamento fiscale delle Polizze vita

Una analisi comparata sul trattamento fiscale dei premi pagati, della rendita vitalizia o del capitale a scadenza, in sette Paesi europei

Il comparto assicurativo spinge perché, in campo pensionistico, al settore pubblico (INPS, ecc.) i cittadini affianchino soluzioni private personali. Politica di marketing del tutto legittima, purché sia attuata nella chiarezza e soprattutto offrendo la massima trasparenza nei servizi offerti. Troppo spesso, invece, si fa leva su motivazioni sentimentali (Affrettatevi! Il servizio pubblico di previdenza sociale non ce la fa più!”) miranti a nascondere caratteristiche che è opportuno non far conoscere.

Il risultato finanziario di una polizza “vita rendita” dipende direttamente da tre variabili:

rendimento del fondo in cui investe la compagnia;

percentuale del rendimento riconosciuto all’assicurato;

caricamenti (parte del premio pagato non investita e trattenuta dall’azienda assicuratrice per sue spese).

Il venditore (assicuratore), generalmente, enfatizza il risultato finanziario finale proiettando tassi di rendimento ipotetici e, in periodi di tassi calanti, del tutto inattendibili; parallelamente (e nei limiti del possibile) cerca di tacere delle spese percepite dalla compagnia e che decurtano i premi pagati.

L’utente, pertanto, non riesce quasi mai ad avere il dato relativo al capitale effettivamente investito, di fondamentale importanza per avere una dimensione, anche approssimativa del valore su cui incideranno i tassi (futuri) di rendimento, e cercare cos’ di “figurarsi” il risultato finanziario finale. Non informato, troppo spesso ritiene che ad essere investito sia l’intero premio pagato.

Per questo motivo abbiamo già sostenuto che sarebbe opportuno che le Autorità di controllo dei singoli paesi (e in loro assenza quelle istituzionali dell’Unione) imponessero alle compagnie assicuratrici di comunicare al cliente (sempre e comunque) la specifica dettagliata della utilizzazione del premio pagato, di come cioè viene scisso e destinato:

Si sono in precedenza individuate le seguenti voci da quantificare all’atto del collocamento del servizio …

Attuazione Della Direttiva Sul Diritto D’autore Nella Società Dell’informazione

Attuazione della Direttiva sul diritto d’autore nella società dell’informazione

Il Decreto Legislativo di attuazione della Direttiva comunitaria n. 2001/29 sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione è entrato in vigore il 29 aprile 2003.

Il Decreto Legislativo No. 68 del 9 aprile 2003 ha recepito la Direttiva comunitaria n. 2001/29 sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione. Entrato in vigore il 29 aprile 2003, il Decreto ha modificato la legge sul diritto d’autore (n. 633/1941) sostanzialmente allo scopo di armonizzarne le norme sui diritti di riproduzione, distribuzione, comunicazione al pubblico delle opere, sui dispositivi tecnologici di protezione e sui sistemi di gestione dei diritti, nonché per disporre le necessarie eccezioni.

Le principali novità possono essere sintetizzate come segue.

Nuove tecnologie

Sono numerose e diffuse le modifiche volte ad aggiornare il testo della legge per tener conto degli ultimi sviluppi tecnologici: ad esempio il termine “diffusione” dell’opera è ora mutato in “comunicazione”, e i diritti esclusivi di comunicazione si applicano anche alla comunicazione tramite sistemi codificati con condizioni particolari di accesso e sistemi che permettono l’accesso alle opere dal luogo e nel momento scelto individualmente dal fruitore. Gran parte della Sezione V, Capo IV, Titolo I della legge sul diritto d’autore, che tratta le opere registrate, è stata sostituita per estenderne l’applicazione alle registrazioni su qualsiasi genere di supporto.

Diritto esclusivo di riproduzione

Il diritto esclusivo di riproduzione si applica ora anche alle copie temporanee oltre che a quelle permanenti, ed a parti dell’opera.

Esaurimento comunitario dei diritti

Anche le norme sull’esaurimento dei diritti sono state aggiornate per tener conto dei progressi tecnologici. La semplice comunicazione al pubblico non esaurisce il diritto d’autore, indipendentemente dal fatto che la comunicazione avvenga “on line”, e indipendentemente dal fatto che …

10 Novembre 2010, Audizione Parlamentare: Disposizioni Per La Tutela E La Valorizzazione Della Biodiversità Agraria E Alimentare

XIII Commissione Agricoltura – Esame della proposta di legge C. 2744

Disposizioni per la tutela e la valorizzazione della biodiversità agraria e alimentare

La proposta di legge, recante disposizioni per la tutela e la valorizzazione della biodiversità agraria e alimentare, è accolta dal CODACONS con interesse; proponiamo in merito alcune riflessioni.

Il consumatore non conosce abbastanza il significato della parola “biodiversità”, cioè la ricchezza di varietà e specie presenti in natura, e non è adeguatamente consapevole della importanza della sua tutela e valorizzazione.

Il consumatore non si rende conto che le risorse genetiche autoctone sono la storia agroalimentare di un territorio, delle sue coltivazioni originali, delle sue razze animali caratteristiche, corre parallela a quella dei suoi beni artistici e culturali, degli eventi che l’hanno interessata e, come tali, va protetta e valorizzata. Non si rende conto che l’omologazione delle produzioni estensive causa la scomparsa di tanti gusti e tradizioni che invece sono importanti per il piacere della tavola, per il benessere alimentare, per l’identificazione di un territorio e delle sue tradizioni.

Tra i vari aspetti in gioco, come Associazione di Consumatori, il CODACONS sottolinea l’importanza dell’uso durevole, dell’utilizzo ordinario e costante dei prodotti della biodiversità agricola e alimentare, flora e fauna, a rischio di estinzione per la mancata presenza sul mercato.

La Convenzione internazionale sulla “Diversità Biologica” del 1992, dedicato alla conservazione “in situ”, richiede infatti ai Paesi aderenti, in materia di uso durevole dei componenti della biodiversità, di stimolare la collaborazione pubblico-privato per implementare, anche con incentivi, metodi favorevoli ad un uso durevole dei prodotti; auspica altresì l’impegno a rispettare, preservare e mantenere le conoscenze, le innovazioni e la prassi delle comunità locali, che incarnano stili di vita tradizionali rilevanti per la conservazione e l’uso sostenibile della biodiversità.

Si vuole sottolineare l’importanza che si dovrebbe assegnare alle biodiversità, in …

Dal Campo di Pozzo

Pozzo-Arrone 0-2

Pozzo: Importante vittoria esterna per la formazione ternana, che può così continuare a coltivare sogni di gloria. Del resto vincere con il Pozzo di questi tempi è come navigare su Internet: ormai ci riescono tutti. Per i locali non troviamo più le parole adatte: dire che è buio pesto è fin troppo scontato; proviamo ad essere ottimisti dicendo che peggio di così è difficile fare, pur con tutte le attenuanti del caso, vedi le assenze degli unici due giocatori con qualche idea ed un po’ di tecnica, ossia Porfido e Bordoni. Partono subito forte i ragazzi di Favilla che impongono subito la propria indiscussa superiorità tecnica. Nei primi 5 minuti Di Natale impegna severamente Capruzzi, all’esordio con la maglia n°1 del Pozzo,

con due tiri dalla destra che vengono parati con qualche affanno. Gran pressing a tutto campo da parte degli ospiti con i ragazzi del Pozzo che provano qualche raro contropiede ma senza giungere mai al tiro, eccezion fatta al 18′, quando un invitante assist di Baciucco viene malamente sprecato da Aime che calcia debolmente tra le braccia di Colasanti. Al 40′ bella azione dell’Arrone, che va vicino al gol con un cross di Serci sul quale si tuffa a pesce De Angelis, ma la sua incornata risulta imprecisa. Si riparte nel secondo tempo con lo stesso tema del primo; Arrone alla ricerca del gol, Pozzo alla ricerca di se stesso. La partita è sempre saldamente nelle mani degli ospiti che rinchiudono letteralmente gli arancioneri nella propria metà campo, creando occasioni a ripetizione, tra le quali da citare il bel pallonetto del n°10 Di Natale che cerca di sorprendere Capruzzi, bravo a mandare in corner. Incredibile ma vero, al 15′ il Pozzo riesce ad

arrivare nella trequarti ospite, guadagna anche una punizione, la batte con forza Pinchi …

Bossi: «Milioni pronti a combattere per la Padania, ma meglio il referendum»

Verso il Giubileo con l’ “Euroinsulina”

Nei diversi Paesi del mondo l’insulina si trova sul mercato a differenti concentrazioni 20 – 40 – 80 – 100 U.I /ml. Nell’ultimo ventennio l’insulina 100 U.I./ml è divenuta disponibile nel maggior numero di nazioni. La Intenational Diabetes Federation (IDF) in un confronto con l’OMS e le principali industrie produttrici di insulina e di siringhe è giunta alla conclusione che ormai è indispensabile l’impiego esclusivo della insulina U 100 e che il processo di conversione debba concludersi entro il 1999 – 2000. La IDF ha sollecitato ripetutamente il Ministero della Sanità e le società scientifiche diabetologiche affinch´ si realizzi la conversione. Le ragioni che mostrano la necessità della conversione sono da ricercarsi in campi diversi, ne illustriamo solo alcune ritenute più importanti:

la presenza sul mercato di insuline formulate diversamente potrebbe risultare pericolosa;

i soggetti che viaggiano spesso sono maggiormente esposti ad errori di somministrazione e dosaggio;

in alcuni casi l’insulina viene inviata da una parte all’altra del mondo per colmare eventuali deficit di mercato (viene definita insulina umanitaria o filantropica), frequentemente il paese donatore dispone di insulina U 100 e il ricevente di U 40.

Ovviamente la conversione dovrà avvenire sulla base di un preciso progetto e con la massima coordinazione tra le diverse figure professionali del target di riferimento: medici, farmacisti, produttori, distributori, utenti. E’ stata istituita pertanto dal Ministero della Sanità una commissione apposita per la stesura e la realizzazione ditale progetto che annovera tra i componenti tutte le figure professionali coinvolte nel “ciclo” dell’insulina (produttori, distributori, prescrittori, utenti). I lavori della Commissione si svolgono sotto l’egida del Ministero della Sanità.

Esposte le premesse veniamo ora ad esaminare gli aspetti pratici. In Italia (purtroppo tra gli ultimi paesi in dirittura di arrivo insieme alla Francia) la data di conversione dovrà cadere …

Un suicidio e una fuga

24/01/2007

«Detesto ciò che è semplice, i miei pezzi sono tutti unici, complicati e elaborati, la difficoltà mi stimola, avrei forse dovuto nascere in un´altro secolo, nel Rinascimento per esempio ».

Questa è Radmila Bacri, un´affascinante donna di un´altra epoca, ultimamente ringraziata per le sue creazioni perfino dalla mitica Rania, regina di Giordania. Nata a Belgrado, Radmila è arrivata in Francia 32 anni fa per studiare letteratura francese, musicologia ed etnologia alla Sorbona. E´ anche cantante, ha cantato in tutti i paesi del mondo e ha imparato l´italiano, il tedesco e il francese attraverso la musica (parla anche serbo-croato, inglese, spagnolo e russo !). Ha un repertorio che va dalla musica tradizionale mediterranea a poesie di troubadours.

Fin dall´infanzia Radmila e i suoi tre fratelli hanno sempre lavorato a mano : « E´ una cosa di famiglia, i miei ci hanno trasmesso questa passione. Qui ho delle sciarpe di cashmere e seta che ha fatto mio fratello col telaio ».

Ho incontrato Radmila nel suo Show Room vicino al Parc Monceau. Appena entrata nel suo antro, sono rimasta sbalordita : borse di visone, ricamate o di piume di tutte le dimensioni possibili e immaginabili ammassate su un tavolo e su uno splendido pianoforte bianco, cassetti pieni di scialli di seta lavorati a maglia con ferri giganti, sciarpe di cashmere e seta, collane di visone, vestiti e costumi di viscosa fatti all´uncinetto, gioielli, fiori, lampade fatti con fili di seta, oro e argento. «I miei pezzi sono tutti unici, sono delle cose capricciose, che non si comprano tutti i giorni». Infatti osservando bene non ci sono, tra quelle mille cose, due oggetti identici!

Anche al di là di questa sua collezione personale che commercializza nelle vendite private, Radmila ha un talento che non passa inosservato: da vari anni lavora come free …

Pordenone. Benedizione papale, vip e un ministro al matrimonio dell’anno

di Camilla Bovo

PADOVA – Due minorenni sono stati arrestati per detenzione e spaccio di stupefacenti, giovedì a Monselice (Padova). I due, un sedicenne e un diciasettenne, abitano con le famiglie nella zona e da diversi mesi avevano scelto un angolo appartato del parco Buzzaccarini come base per lo spaccio. Tra i clienti ci sarebbero giovani e giovanissimi, persino ragazzini delle medie inferiori. È questo il quadro emerso dalle indagini dei carabinieri di Monselice, che sono riusciti a bloccare i due.

Il sospetto di un giro di droga è stato confermato dai carabinieri grazie agli accurati controlli messi in atto nel parco dopo i gravi episodi di bullismo dei mesi scorsi. I militari hanno atteso pazientemente e infine nel tardo pomeriggio di giovedì hanno sorpreso i due mentre spacciavano, dietro alla ghiacciaia, nel cuore del parco. Li hanno perquisiti, rinvenendo droga e denaro. In tasca, il più grande aveva 35 grammi di marijuana, il minore 220 euro, possibile provento di spaccio. Nell’abitazione del maggiore, inoltre, sono stati trovati 42 grammi di hashish, 20 di cocaina e 170 di marijuana, oltre a un bilancio di precisione. Sono scattate le manette e gli adolescenti sono stati portati nel carcere minorile di Treviso.

Ma chi sono questi baby spacciatori? Entrambi italiani, con famiglie solide e benestanti. Non spacciavano certo per far fronte alle difficoltà economiche dei genitori, dicono gli investigatori, ma piuttosto per potersi permettere l’ultimo modello di cellulare o capi di abbigliamento firmati. Uno di loro non andava bene a scuola, tanto che, bocciato più volte, stava ancora frequentando la scuola media inferiore. L’altro in qualche modo se la cavava e frequentava una scuola media superiore.

La notizia del loro arresto ha fatto sprofondare nella disperazione i genitori, che hanno dichiarato di non immaginare nemmeno in quali guai si fossero cacciati i …

LE AGEVOLAZIONI FISCALI A FAVORE DELLE ONLUS

A fronte di garanzie, spesso ottenute anche a costo di una certa “pesantezza” di adempimenti, sono riconosciuti alle ONLUS particolari benefici fiscali, sia nella forma di esenzione o riduzione di imposta, sia come riconoscimento di interventi destinati a sostenere, sotto i diversi profili, le loro attività. Questo trattamento di favore non è posto per garantire loro una situazione di privilegio, ma offrire agli enti interessati, anche attraverso lo strumento delle agevolazioni fiscali, la possibilità di dotarsi di risorse e di mezzi per realizzare, nella maniera più efficace le loro specifiche finalità a beneficio dell’intera collettività.

E’ chiara, a questo proposito, la relazione illustrativa al decreto legislativo in cui si afferma che “tale nuova categoria viene definita sulla base di più stringenti criteri di meritorietà, in linea con l’esigenza di riorganizzare lo stato sociale offrendo ai cittadini la possibilità di indirizzare in modo alternativo la domanda si servizi sociali” e si aggiunge che “obiettivo primario è quello di contribuire alla rivitalizzazione del cosiddetto settore non profit o terzo settore, attraverso un razionale impiego della leva fiscale, così da consentire allo Stato di effettuare risparmi in diversi comparti di servizi, ora direttamente gestiti, che potrebbero essere assicurati da queste realtà emergenti e non più marginali”. Da tali premesse si comprende come quella riguardante le agevolazioni fiscali rappresenti la parte più incisiva del decreto.

E proprio in funzione di questo speciale trattamento di favore i rappresentanti e i membri degli organi amministrativi delle ONLUS sono fatti oggetto di specifiche e pesanti sanzioni nel caso di mancato rispetto delle norme poste a tutela della correttezza e trasparenza.

Il decreto legislativo n. 460 del 1997, agli articoli dal 17 al 24 ha previsto numerose agevolazioni a favore delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale in materia di imposte indirette, tasse e tributi locali, in conformità …

60 anni di Piccolo. Nostalgia canaglia

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12:03 – domenica 13 maggio 2007

Arlecchino servitore di due padroni

60 anni di Piccolo. Nostalgia canaglia

Sono passati esattamente sessant’anni da quando, con l’Albergo dei poveri messo in scena da Strehler, aprì gloriosamente i battenti a Milano il primo teatro pubblico italiano. Sei decenni sono tanti, e il Piccolo giustamente festeggia. Non è forse, a dire il vero, un momento in cui ci sia molto da festeggiare, visto che gli Stabili italiani nel complesso non attraversano precisamente il periodo del loro massimo splendore: ma anche la celebrazione degli inizi, in una fase in cui storicamente appare sempre più difficile trovare una propria identità, può servire per rimettere a fuoco, per rilanciare quegli impulsi innovativi che ne ispirarono la nascita.

Era dunque doveroso ricordare quel 14 maggio del 1947. Sarebbe stato però opportuno, a mio avviso, ricordarlo con un progetto un po’ meno occasionale di quello offerto in questi giorni alla città. A dir cose del genere si rischia di passare da “nemici”, ma è il livello stesso dell’istituzione, è il rispetto dovuto al suo ruolo cruciale a far pensare che anche nei riti di memoria non si debba perdere di vista la qualità delle proposte: e la qualità delle proposte, in questo caso, sembra ridotta a qualche fondo di magazzino, l’Arlecchino, che va sempre benissimo ma non può essere il clou, un concerto, un paio di spettacoli per bambini, un omaggio di Lamberto Puggelli a Grassi e Strehler, con gli attori più legati al Maestro.

Non voglio entrare nel merito. Dico solo che un organismo di respiro internazionale come il Piccolo, nel solennizzare il suo sessantesimo compleanno, la sera della ricorrenza dovrebbe presentare una nuova produzione di ampio respiro, il suo massimo sforzo creativo della stagione, magari in qualche modo …