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La Chiesa più importante di Castel di Sangro è posta nella parte più alta e vecchia della cittadina,nell’ antico nucleo dell'Alta Civita, attirando subito il primo sguardo di chi arriva in paese. Un tempo Chiesa Arcipretale di Santa Maria Assunta in Cielo, fu aggregata alla Capitolina Santa Maria Maggiore, e quindi elevata al titolo di Basilica, il 20 Settembre del 1856. L'attuale costruzione fu progettata alla fine del XVII secolo da Francesco Ferradini, ma le origini sono ben più remote e partono dalla seconda metà del X secolo, quando un edificio religioso fu innalzato per sostituire la Chiesa di "Santa Maria ad duas Basilicas". Quest'ultima, edificata nel V secolo, sorgeva ben lontano da qui, presso la località detta Valle Salice. Nulla ci è rimasto di questa prima costruzione; non se ne conoscono la forma e lo stile, non si sa cosa conteneva e quali fossero le opere d'arte; si sa solo che nel 1132 Ruggero il Re delle due Sicilie donò alla nuova Arcipretale le chiese rurali di San Valentino, San Lorenzo, Santa Lucia e Sant'Ilario, tutte site nel territorio castellano. Durante il dominio dei Di Sangro che, come tutti i nobili, erano ghibellini e quindi fedeli a Federico II di Svevia, accadde che Giovanni re di Napoli, guelfo, ordinò contro Castel di Sangro una spedizione punitiva. Le truppe papali, guidate dal Cardinale Colonna, giunsero qui ed incendiarono l'intero borgo; non si sa però se con le case bruciò anche la chiesa. A tale proposito l'illustre studioso Vincenzo Balzano (vedere nel titolo Gli Uomini) esclude tale possibilità in quanto il Cardinale Colonna, come ecclesiastico, per rispetto della costruzione sacra non ne avrebbe mai ordinato la distruzione ed inoltre pare che nessuna traccia dell'incendio restò visibile sui muri delle case adiacenti la chiesa. Essa crollò senza dubbio di fronte al terremoto del 1456, violentissimo sisma che, pare, lasciò in piedi solamente sette case. Venne comunque ricostruita in breve tempo, con una struttura a tre navate con due ordini di archi. Di questa costruzione la Basilica odierna conserva ancora parte del loggiato quattrocentesco, diversi puttini che adornano il loggiato stesso, una monofora sulla parete del campanile destro e, all'interno del porticato, un altorilievo trecentesco, raffigurante la Pietà. Sulla facciata, che presenta otto nicchie, sono state collocate otto statue raffiguranti Santa Concordia, San Rufo, San Rocco, San Sebastiano, Sant'Emidio, Sant'Antonio Abate, San Gaetano e l'Assunta. Spiccano inoltre l'orologio ed un grande portale, circondato da volti scolpiti in pietra e sormontato dallo stemma della città. All'interno, notevole il gruppo bronzeo del battesimo del Cristo, attribuito alla scuola del Cellini e posto sulla sommità del Battistero, a sua volta arricchito da intarsi marmorei presenti anche sull'altare di San Sebastiano e sull'altare maggiore, alle spalle del quale si possono ammirare il coro ligneo e l'antico leggìo che, unitamente al pulpito, provengono dalla chiesa precedente. Sul retro dell'altare compare anche un bassorilievo in legno che nasconde il corpo di Santa Concordia, conservato in una nicchia. Ligneo è anche il paliotto quattrocentesco che illustra alcune scene della vita di Gesù; esso decora l'altro altare, dedicato all'Addolorata. In passato era d'uso che le salme degli appartenenti a famiglie di riguardo venissero spesso sepolte all'interno della Basilica; hanno avuto quest'onore casati come i Panasca, i Ciani, i Matta, i Canofilo, i Mancini, i De Petra e i Minotti-Maffei. La Basilica ospita splendide tele di indubbio valore: "la disputa coi dottori" e "la nascita del Gesù" del Vaccaro; "la caduta di Gesù sotto la croce" e "Gesù mostrato da Pilato" del De Mura; "la Madonna col Bambino e con i Santi" e "la Cena" del De Matteis; "il Miracolo della manna" e "Mosè con il serpente di bronzo" del Cirillo. È in fase di ultimazione, annesso alla Basilica, un museo interparrocchiale, ove sono custodite antiche e preziose statue Sacre, parati ecclesiastici e suppellettili di varia natura.Dopo gli eventi bellici del 1943 la Chiesa fu spogliata di tutto ciò che conteneva; statue, stemmi ed altari andarono ad arricchire altri edifici religiosi locali, ma di ben poche di queste opere si conosce l'esatta collocazione.


Quella della Madonna delle Grazie è senza dubbio una delle Chiese più caratteristiche di Castel di Sangro; si trova nelle immediate vicinanze dello stadio comunale. La facciata in pietra squadrata, recentemente restaurata, è sormontata da due piccoli campanili a vela finemente lavorati. Le colonne di pietra del pronao contribuiscono a creare gran parte del fascino di questa chiesetta. All'interno, non c'è più traccia dell'antico soffitto di legno dipinto da Felice Bucchino nel 1715; restano il pregevole altare ligneo ed una Madonnina in terracotta di buona fattura.


La Chiesa Parrocchiale intitolata a San Nicola di Bari è invece il più antico edificio religioso di Castel di Sangro; al primo sguardo non parrebbe, in quanto è stata completamente ricostruita, con materiali moderni, dopo gli ultimi eventi bellici. Edificata nel XII secolo, nel 1235 accolse il "Gran figlio della vicina Isernia", quel Pietro da Morrone che divenne poi Papa Celestino V, celebre come "il Papa del gran rifiuto", in quanto unico pontefice della storia ad essersi dimesso. Egli si fermò a pregare nella Parrocchiale di San Nicola di Bari prima di ritirarsi in eremitaggio sulla vicina montagna. La Chiesa fu inoltre granciale della commenda dei Cavalieri di Malta; di quest'ordine conserva ancora uno stemma al suo interno.Edificata nel 1736, vi si trasferì l'omonima confraternita proveniente con tutta probabilità dalla vicina Chiesa dei Santi Crispino e Crispiniano. Tale confraternita era detta anche "la Congrega dei nobili" perché, per disposizione dello statuto interno, vi potevano accedere solamente persone di famiglie distinte o persone in qualche modo di per sé ragguardevoli; tale restrizione fu in seguito giustamente abbandonata. Vi si celebra tre sole volte l'anno: nelle "Quarant'ore", dopo la prima domenica di Quaresima, nell'ottava del Corpus Domini e il giorno otto del mese di Settembre. La Chiesa si fa notare subito per l'originale doppia scalinata, con la balaustra ornata di teschi, e per la facciata che ancora porta i segni delle mitragliatrici aeree che, nel 1943, fecero scempio di Castel di Sangro. All'interno ha il coro per i membri della confraternita, un altare ben ornato, un piccolo organo e sette dipinti. Tra questi, il più importante è quello a destra dell'altare, eseguito nel 1740 da Gaetano Sacchetti De Rubeis; gli altri, ad eccezione di quello che andremo appresso a descrivere, sono di minore interesse, e riconducono alla scuola Napoletana del XVIII secolo. Era presente inoltre un'opera del Patini che raffigurava Gesù che risuscita il figlio della vedova di Naim; purtroppo esso fu venduto e, ad oggi, non se ne sa più nulla. Lo sostituisce oggi un dipinto, dal medesimo soggetto, eseguito oltre cinquant'anni fa dall'artista ed architetto locale Giuseppe Buzzelli, noto per aver progettato tra l'altro la piazza ed il palazzo del Viminale in Roma.


La Chiesa dei SS. Cosma e Damiano si trova sul castello superiore presso i ruderi dell'antica fortezza; ha un'origine molto antica e forse fu eretta intorno all'XI secolo proprio per ordine del Conte Oderisio di Sangro. Tale origine è dimostrata dalle antiche e rozze colonne in pietra del pronao e dalle monofore che sono giunte fino a noi. Anticamente era intitolata a San Giovanni Battista, mentre la Chiesa dei SS. Cosma e Damiano si trovava in tutt'altro luogo, e precisamente nel feudo di Collalto, in territorio di Rionero Sannitico. Quando il rettore della Parrocchia fu costretto a scendere dal castello verso il piano, ebbe assegnata l'antica Annunziata, che prese il nome di Chiesa di San Giovanni; solo dopo il 1850 i Santi Cosma e Damiano, per consenso popolare, divennero i titolari della Chiesa sul castello, dove da qualche tempo era stato eretto un altare in loro nome. Oggi la Chiesa è visitabile due sole volte l'anno, verso la fine di settembre, quando le statue dei Santi vengono prelevate dalla loro sede e condotte presso la Basilica di S. Maria Assunta, e dopo la metà di ottobre, quando vengono riportate, con una solenne processione, sul castello. Per il resto dell'anno è possibile osservare la Chiesa solo dal di fuori e, tuttalpiù, dare un'occhiata all'interno dalle finestre protette da sbarre che sono presenti sul lato a sinistra dell'entrata.


Della piccola Chiesa dei SS. Crispino e Crispiniano, già Chiesa di San Leonardo, se ne ha notizia dalla fine del XVI secolo, quando, insieme a quelle di Santa Maria dell'Eremita, di Santa Croce e di Santa Lucia, fu assoggettata alle pertinenze dell'Arcipretale di Santa Maria Assunta in Cielo. Presenta un bel portale romanico e, all'interno, l'altare intitolato ai SS. Vito e Modesto. Nel 1880, ormai ridotta a locale adibito a macello, fu acquistata e restaurata dalla confraternita dei SS. Crispino e Crispiniano, dai quali prese l'attuale denominazione.


Santa Lucia e la Madonna dell'Eremita sono le due Chiese rurali più antiche rimaste a Castel di Sangro. La prima risale all'XI secolo e si trova in aperta campagna; si raggiunge imboccando via Ponte Nuovo e proseguendo per circa un chilometro e mezzo oltre il ponte della ferrovia; piccolissima, presenta una semplicissima facciata con una campanella sul lato sinistro. All'interno, un altare in muratura sovrastato da una nicchia con la statua di Santa Lucia ed un piccolo vano spoglio per sacrestia. Nel 1132 fu donata da Ruggiero II, Re delle due Sicilie, all'Arcipretura di S. Maria Assunta. Nelle sue vicinanze, fino alla fine del secolo scorso, c'era il cimitero del colera. Più volte ristrutturata, soprattutto a causa dei violenti terremoti che hanno contraddistinto la storia locale,oggi vi si celebra una messa solenne una sola volta l'anno, nell'ottava di Pasqua; fino a poco tempo fa il popolo approfittava di questa celebrazione per recarsi alla tradizionale scampagnata del dopo Pasqua.


L'altra chiesetta fuori porta, quella intitolata alla Madonna dell'Eremita, distrutta dal sisma del 1456 e dall'ultima guerra, è stata ogni volta ricostruita. Anch'essa di natura molto semplice, all'interno presenta un altare posto ad oriente, secondo quello che era il consueto costume Cristiano che, simboleggiando il sorgere del sole, voleva così rappresentare la resurrezione di Gesù. Dietro l'altare si trova la statua della Madonna; una lapide posta a destra dell'entrata ricorda i restauri effettuati nel 1696, oltre due secoli dopo il sisma che la distrusse. Nelle sue immediate vicinanze si svolge ogni anno la festa del 2 Luglio e la cittadinanza partecipa in massa alla tradizionale scampagnata nel bosco, fatto di querce ed altre piante ultracentenarie. La Chiesa si raggiunge uscendo dal paese e seguendo la S.S. 558; passati sotto il viadotto della superstrada, si gira a destra e si percorrono i tornanti in salita che conducono fin davanti la Madonna dell'Eremita.


Il Convento e Chiesa della Maddalena, sita anch’essa in una splendida località, spicca subito alla vista l’imponente rosone. All’ interno la bellezza del chiostro rinvia al suo passato splendore, quando era abitato dai Francescani. Alla Maddalena era anche dedicata un’antica e popolarissima Fiera, che aveva luogo ogni anno nella nostra cittadina.Attualmente l’antico Convento è sede del Museo Civico Aufidenate, nonché Museo della Pesca a Mosca ed ospita manifestazioni culturali di notevole interesse e prestigio.


Info : Museo Civico Aufidenate
Gestione: Archeo Club d’Italia Sezione di Castel di Sangro
Tel e Fax : 0864 840826
Links:www.altosangro.com/museoaufidenate
www.muvi.org/museoaufidenate
e-mail: archeoclub@email.it


ORARI:

1 aprile – 30 settembre : 10.30 / 12.30 – 17.00 / 20.00
1 ottobre – 31 marzo : 10.00 / 13.00 – 17.00 / 19.00

Chiusura: Lunedì e martedì AGOSTO: Aperto tutti i giorni


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